1 luglio 2017: la Domenica dopo il Milano Pride

pride blogIl day after è quello in cui si realizza e si pensa! Ieri è stato il mio secondo Pride: troppo pochi, lo so, ma da troppo poco certe tematiche e certi temi sono chiari nella mia testa e nel mio cuore. Ieri è stata una giornatona. Tantissime le persone in piazza, tantissime le persone che hanno cantato, sfilato, urlato, gioito sotto una grande ipotesi: amiamoci per come siamo e amiamo chi vogliamo perché tutti abbiamo diritto a vivere felici. Il Pride è il posto dove tutti trovano posto, tutti sono accolti.
Per chi non è venuto, si è perso una grande festa e un grande momento per dimostrare a tutti che gli omofobi, i razzisti e i medievali sono pochissimi. Una delle cose più belle è stato ri-incontrare tantissime persone, viste più o meno spesso durante l’anno, che vengono da ambienti diversi tra loro: il Pride è il nostro Natale, alla fine! E un po’ come a Natale, ci si rincontra un po’ tutti. Ed è bellissimo!
E’è il tempo di un paio di rigraziamenti.
Intanto agli “etero”: io, quest’anno, ho deciso di non invitare nessuno personalmente. Le persone che mi hanno parlato negli ultimi tempi sapevano che ci sarebbe stato il Pride e a tutti ho detto che erano invitati ad esserci e mi avrebbe fatto piacere vederli. L’anno scorso, invece, invitai le persone più care e più importanti per me con un messaggio privato: ne vennero in pochi ma la cosa peggiore furono quelli che non vennero, molti dei quali si inventarono i più assurdi e svariati motivi (alcuni ne avevano di validissimi, sia chiaro, siamo tutti in sessione): ho compreso tutti ma lasciatemi dire che ci sono rimasto male. Ho capito che “agli etero” non tocca il Pride, non vogliono venire, non lo sentono loro: è un peccato perché l’unico modo  per togliersi quest’idea è venirci di persona. Ho capito anche che non è scontato che vengano quindi grazie a chi è venuto e grazie a chi ha capito che questo è un momento importante per me e mi sta mandando messaggi molto belli!
Infine c’è da ringraziare Poliedro e il  Politecnico di Milano: quest’anno eravamo più dell’anno scorso, tanti studenti (e non solo erasmus, come l’anno scorso), tanti amici dell’associazione (senza di voi, senza un gruppo non sarebbe lo stesso), qualche rappresentante di lista (che fa sempre piacere) e le cariche istituzionali, che ci hanno dato la carica e supporto pratico durante tutto questo periodo. Non è scontato che tutto ciò accada da parte di un ateneo, anche se Milano, città aperta e all’avanguardia su queste cose, lo fa rendere tutto naturale. Da soli non si va da nessuna parte, insieme sì.
P:S ovviamente un grazie a tutte le forze dell’ordine e agli organizzatori del Milano Pride: non è scontato organizzare e tenere il punto di tutto questo e con tutta questa grande partecipazione! Bravi davvero!pride

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17 maggio 2018: Giornata mondiale contro l’omofibia, la Transfobia e la Bifobia

Il 17 maggio del 1990, l’omosessualità viene esclusa dalle malattie mentali dall’OMS. È un grande passo in avanti, e da quell’anno, il 17 maggio, è la giornata contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia.
Sento questo giornata molto più degli altri anni: in questo ultimo anno ne ho sentite di ogni colore.
Mi ritengo fortunato: per me, l’omofobia, non ha mai significato botte, non ha mai significato insulti… per altri è stato così, ma per me no! Però, non dimentico che quelle botte le avrebbero potute prendere ognuno di noi.
Per quanto riguarda la mia esperienza, l’omofobia sta nelle piccole cose: sta nel venirmi a dire che esistono gay maschili e gay femminili (“e non è detto che i maschili siano attivi e gli altri passivi, eh”, mi disse questa persona), sta nel ritenere tutti i gay sensibili, sta nel pensare che i gay non possano seguire lo sport (sono romanista, Granata, tifoso di Milano basket, amo la F1 e mi piace il cazzo… e allora?!), sta nel pensare che dobbiamo per forza avere buon gusto, sta nel pensare che noi non possiamo dormire nello stesso letto con un altro amico gay senza farci sesso (e invece sì, ragazzi, esistono anche le amicizie caste tra ragazzi gay, anzi esiste l’amicizia tra persone, anche tra due gay), sta nel pensarci tutti promiscui, sta nel non ritenerci in grado di allevare un figlio, sta nel ritenere il Pride una carnevalata o, addirittura, solo una festa con cui passare un sabato pomeriggio…
Il lungo elenco di frasi, purtroppo, l’ho sentito fare, soprattutto, da persone che si dichiarano Gay-Friendly: l’omofobia è dentro ognuno di noi, tutti, in fondo, siamo omofobi, chi più chi meno. Non dobbiamo mai smettere di lavorarci perché, purtroppo, l’omofobia fa parte della nostra cultura eteronormata e un po’ maschilista.
Ecco perché questa giornata è importante, per tutti quanti noi!

Il 10 aprile 2018 e la Partita

La partita di ieri, io, non l’ho vista! Vado ad un concerto dal vivo una volta ogni troppo e, purtroppo, i due eventi coincidevano. Poco male… mi spiaceva stare lontano dalla mia Roma in questa occasione, ma l’ho già fatto altre volte. Diciamo che il tempismo non è il mio forte, in generale.
Però, ieri, non è stata una partita qualunque ma la Partita. Ieri si è compiuta un’impresa che nessuno avrebbe mai immaginato. A poche ore dal Match io e un mio compagno di uni avevamo immaginato che ci avrebbe fatto piacere un 2-0, gol di Džeko e Manolas (magari con un assist di De Rossi): io, volando basso, ho risposto che anche prenderne altri 4 mi sarebbe andato bene: la Roma, ai quarti di finale di Champions League, che segna al Barça, è già di per sé un sogno.
Invece è andata nettamente meglio, é andata come solo nei sogni può andare e non mi sembra vero. Che bello che, anche gli ultimi, con la forza del crederci sempre, del non arrendersi mai, possano battere i più forti che, a volte, si sentono superiori e affrontano le situazioni con sufficienza! Sarà una frase fatta ma… che bello!
Forse parlo troppo, forse elogio troppo questa squadra, forse sono troppo romanista/tifoso (non dimenticando mai il mio poli amore calcistico per i Granata)… forse! Però la Roma è la squadra che ho scelto di tifare, quella scelta e quell’amore calcistico che, in momenti come questo, è bello mostrare

Vorrei celebrare l’impresa di ieri con questa foto: Džeko, di spalle, che esce dal camp Nou. Quella sera non andò bene (ma neanche così male…) però quel suo gol, fatto un po’ per orgoglio un po’ con tenacia, è servito tantissimo ieri! E si merita tutta la gloria per la serata di ieri, lui, che è rimasto a Roma per queste serate (che non finiscono qua, per fortuna)!

Quanto è bello lo sport, quanto?!IMG-20180404-WA0040.jpeg

6 Marzo 2018: Riflessione post Elezioni

La foto non è la migliore ma, come dicevo ieri, ripartiamo da qua: dai tanti partecipanti del Milano Pride, dai tanti che sostengono le battaglie della comunità LGBT, che sono le battaglie dei diritti, dell’accoglienza e della libertà di vivere una vita dignitosa, libera! Partecipare a questo tipo di manifestazioni è importante, soprattutto dopo il risultato elettorale! Chi sceglie di andare al lago, in montagna, lavorare proprio quel pomeriggio per poi avere la serata libera per andare a ballare (o altre attività da tempo libero) lo faccia! Però non sta lottando, non sta combattendo, né per me, né per sé, né per il Paese: è una scelta, validissima come la mia che ci dedico tanto tempo! Il prossimo parlamento ci sarà avverso, credo che la mia generazione abbia buone chance di non poter avere in tempo una legge che gli permetta di essere genitore! Perché sì, quando avete votato questa destra avete fatto anche questa scelta! Sì va avanti, sia come privato cittadino, sia, finché i soci lo vorranno e le mie forze lo permetteranno, come membro del direttivo di PoliEdro. DajeFoto Pride

Vigilia di Italia vs. Svezia

Lunedì 13 novembre ci sarà Italia-Svezia, match valido per le qualificazioni ai Mondiali di Calcio maschile di Russia 2018. L’Italia deve giocarsi tutto in 180’ poiché è arrivata seconda classificata nel girone di qualificazione. L’Italia si è quasi sempre riuscita a qualificare direttamente ma avere la Spagna nello stesso girone non ha aiutato. Non è una catastrofe, è il bello dello sport; si vince e si perde. Inoltre i nostri avversari sono i (modesti) svedesi, privati della loro stella, Slavant Ibrahimovic. 10 Novembre là, 13 Novembre qua, stadio Giuseppe Meazza di Milano, La Scala del calcio.

La svolta e la parte interessante di questa storia arriva venerdì sera: Svezia 1, Italia 0 (e azzurri smorti e senza carattere, un tratto che pare essere distintivo dell’Italia di coach Ventura). Sono dell’idea che non è un dramma che squadre calcisticamente importanti come l’Italia, il Brasile, l’Inghilterra o l’Argentina siano fuori da un mondiale. Se questa è una delle peggiori nazionali degli ultimi 60 anni, onestamente, va anche bene che non si qualifichi. “Se si hanno problemi con la Svezia”, quando ci si troverà di fronte ai campioni della Germania o davanti ai talenti naturali dell’America del Sud, che cosa si può fare? Il rischio di fare grandi figuracce c’è ed è pericoloso (tutti si ricordano il 7-1 della Germania contro il Brasile di 3 anni fa).

Tuttavia, sono anche convinto che noi, italiani, abbiamo bisogno dell’Italia ai Mondiali, più di quanto ne abbia bisogno la Svezia. Parto da Gaber che cantava criticamente “Mi scusi Presidente/ lo so che non gioite/ se il grido “Italia, Italia” /c’è solo alle partite”. Purtroppo è così, noi ci ricordiamo di essere italiani solo durante alcune manifestazioni sportive. Il nostro paese non ci piace, non abbiamo fiducia nello Stato, non ci sopportiamo, i napoletani puzzano, i siciliani sono mafiosi, non andiamo a votare, evadiamo le tasse (facendo del male ai nostri vicini). Eppure noi, quando andiamo all’estero, abbiamo un sentimento di orgoglio che i (Gay) Pride sono niente. Facciamo gruppo. Ci aiutiamo uno con l’altro. Poi torniamo alla quotidianità e siamo alle solite. Nel nostro paese ci sentiamo una Nazione vera solo in quel mese/due settimane, un anno sì e un anno no. Negli altri paesi l’orgoglio patriottico è costante tutto l’anno.

Eppure avremmo un sacco di motivi per cui essere orgogliosi. Pietro Bartolo e tutti i volontari di Lampedusa, Federica Angeli , giornalista e mamma che vive da anni sotto scorta per aver indagato e denunciato le organizzazioni criminali di Ostia, Don Gino Rigoldi, “prete di strada” a Milano che seppe salvare molti ragazzi dalla droga durante il boom degli anni 80 e fondatore di “comunità Nuova”  e “Bambini in Romania”. Infine tutti quei genitori che, con pochi mezzi, cercano di crescere i loro figli e i ragazzi della mia generazione, che in un’epoca in cui si dice che il futuro non esiste ed è impossibile essere felici, continuano a lottare per i propri sogni lavorando sodo e studiando. Questi sono solo alcuni dei motivi per cui essere orgogliosi della nostra italianità, ma ce ne sarebbero molti altri.

Questa brutta abitudine non verrà spezzata dall’oggi al domani, ma, miei cari azzurri, l’Italia ha bisogno di voi, l’Italia ha bisogno di sognare il Mondiale di Calcio, ha bisogno di vivere una notte magica a Mosca, dopo 12 anni dalla notte di Berlino. Ogni volta che la Nazionale ha vinto, ci siamo uniti.

Azzurri, fatelo per noi.

A S.Siro io ci sarò, noi ci saremo, urleremo, tiferemo, ci emozioneremo e vogliamo vedere 11 leoni in maglia azzurra. W L’italia e DAJE.

19 ottobre: #MeToo

Sulla mia bacheca ho visto cinque post con l’hastag #metoo: le autrici sono tutte ragazze!
Ecco, non lasciamole sole in questa battaglia: essere contro la violenza di genere è una questione che riguarda tutta la società. La prepotenza da parte di certi uomini non deve schifare solo le donne, ma tutti coloro che pensano che la violenza e l’arroganza sia il mezzo di comunicazione di chi non ha cervello.
Per questo dico #metoo

Un diario personale aperto e condiviso. Non sono bravo a scrivere ma spero possiate apprezzare lo sforzo e la passione